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Il maialino che insegna a non buttare via i valori

di

Luigi Picheca

Ci sono tante tradizioni che si stanno perdendo o dimenticando, che non molto tempo fa rappresentavano le impalcature su cui costruire l’educazione delle nuove generazioni e, insieme alla famiglia, alla scuola e alla Chiesa, dovevano insegnare le regole della buona convivenza civile.

Il rispetto verso gli altri e verso le istituzioni erano le prime pietre fondamentali su cui plasmare il carattere del futuro adulto e non ricordo episodi come quelli che si vedono oggi, quando certi genitori si scagliano con violenza contro gli i insegnanti che richiamano i loro figli, dando il pessimo esempio che con la violenza si può ottenere tutto.

Erano altri tempi, d’accordo, ma le regole della buona educazione si dovrebbero impartire anche oggi, soprattutto oggi, perché tanti ragazzi sembrano crescere allo stato brado, senza validi riferimenti e senza alcun controllo.

In famiglia si imparava anche il rispetto per il cibo e per i soldi. 
Il cibo era un bene prezioso che non si doveva buttare via, anzi quando cadeva, per esempio, un pezzo di pane della merenda, lo si raccoglieva e si puliva, solo in casi estremi si gettava nel secchio o si dava alle galline.
I soldi spesso erano contati o insufficienti, non c’era il benessere e il consumismo sfrenato di oggi, e le rare monetine, raccolte in occasione di festività e di compleanni o di visite da parte di parenti più agiati, si mettevano con entusiasmo dentro al Salvadanaio, che diventava così come il deposito di Paperon de’ Paperoni personale. E si faceva spesso scuotere per sentire il gradevole tintinnio di quel piccolo tesoro tutto proprio che faceva sentire ricchi, riempiendo di orgoglio.

Qualche volta veniva la tentazione di levarsi uno sfizio o un desiderio e si faceva un piccolo prelievo, di nascosto e con tutte le cautele per non creare sospetti, e si procedeva all’acquisto di un giocattolo. Io avevo la passione delle macchinine e quando il tabaccaio vicino a casa metteva in vetrina qualche modellino particolarmente interessante, non stavo più nella pelle e,  dopo qualche richiesta insistente all’indirizzo di mia madre senza esito, cedevo alla tentazione! Ricordo in particolare un modellino della Giulietta Sprint che mi ha fatto innamorare a prima vista: era bellissima nella sua livrea rossa e dopo parecchi giorni di corteggiamento e di preghiere a mia mamma, non ce l’ho fatta e l’ho comprata!

A scuola, un tempo, qualche banca regalava dei libretti di risparmio con piccoli importi simbolici di 1000 £ per farci capire che i soldi hanno un valore e non vanno sciupati per cose banali, e di cose superflue non si sentiva certo la mancanza!
Mi sono chiesto spesso perché il Salvadanaio avesse la forma del maialino e ho creduto che fosse perché il maiale rappresentava la ricchezza delle famiglie povere in generale e dei contadino in particolare, essendo una grande risorsa di cui, proverbialmente, non si butta via niente.

 

Imparare a mettere da parte monetine insegna a riconoscere il valore, a cominciare dalle piccole cose. Non solo, fa sentire “ricchi” e orgogliosi.
Anche il gesto di regalare  un salvadanaio è ricco di messaggi di valore. Allora, non diciamo più “C’era una volta il salvadanaio”, ma rimettiamolo al più presto nella vita dei nostri figli!
Grazie, Luigi.