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Ispirata alle telenovelas degli anni Ottanta e ai temi della famiglia e delle dinamiche affettive, il docufilm dei residenti del Paese Ritrovato costituisce un rimando forte e universale, capace di unire pubblico e interpreti in un messaggio condiviso di continuità. La trama è tra le più classiche: un amore contrastato tra Carmencita e Juan Gomez negli anni Trenta del Novecento. Il lieto fine è scontato, ma a rendere unico Telenovela è però la straordinarietà dei dodici attori in scena: uomini e donne, tra i sessanta e i novant’anni affetti da Alzheimer o altre forme di demenza. Scegliere di fare teatro e poi girare un film con attori affetti da un forte deficit della memoria è stato come abbattere un nuovo tabù per restituire dignità all’individuo e alla sua forza espressiva.

«Il momento della drammaterapia all’interno del teatro de Il Paese è vissuto con partecipazione, impegno e allegria» dice Paola Perfetti, drammaterapeuta, anima e regista teatrale del progetto. «Si tratta di uno spazio protetto e creativo, in cui le persone con demenza sono coinvolte attivamente in un’esperienza espressiva e relazionale che sostiene il benessere emotivo, rafforza il senso di identità e promuove la relazione con l’altro, nel qui e ora dell’azione scenica. Il teatro diventa così un luogo di possibilità, in cui la persona non è definita dalla patologia, ma riconosciuta nella sua presenza, nella sua capacità di esprimere emozioni e di entrare in rapporto. All’interno di questo percorso, un ruolo centrale è svolto dall’improvvisazione guidata in scena, metodo di lavoro teatrale in cui la battuta viene suggerita all’attore, che la ripete interpretandola. Questo approccio consente di spostare l’attenzione dalla memorizzazione del testo all’interpretazione, all’uso del corpo, della voce e dell’intenzione emotiva. Nel contesto dell’Alzheimer, tale modalità risulta particolarmente efficace poiché riduce il carico cognitivo e l’ansia da prestazione, elementi spesso fonte di frustrazione e ritiro. La persona è così messa nelle condizioni di agire in una dimensione prevalentemente interpretativa, valorizzando le capacità personali e favorendo un coinvolgimento attivo, sereno e partecipato. Spesso i residenti coinvolti in questo progetto vanno oltre le parole assegnate, contribuendo con personalità, spontaneità e fantasia alla costruzione degli scambi più brillanti in scena. Non sono mai semplici esecutori: il palcoscenico diventa uno strumento per celebrare l’individuo con le sue peculiarità, proiettandola in nuovi e diversi scenari verso un obiettivo creativo condiviso e riconosciuto. Il lavoro, videoripreso all’interno del primo Villaggio Alzheimer in Italia, restituisce dignità alla persona, che viene mostrata nella sua integrità e nelle sue competenze oltre la malattia. L’esperienza artistica diventa così non solo uno strumento espressivo, ma anche una testimonianza concreta del modello di cura adottato in questa unità di offerta: un modello che mette al centro la persona, la sua storia e la sua identità, riconoscendola come soggetto attivo, capace di relazione e partecipazione alla vita della comunità.

Docufilm del 2025