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Nel 2025 Ri-scatti ODV ha affrontato anche il tema dell’Alzheimer e delle demenze, una fragilità che coinvolge un numero crescente di persone e famiglie. In collaborazione con La Meridiana SCS, è nato un laboratorio fotografico all’interno de Il Paese Ritrovato di Monza, il primo villaggio Alzheimer in Italia: un luogo di cura pensato come una piccola comunità, dove le persone possono continuare a vivere relazioni, abitudini e momenti di quotidianità.

Per tre mesi, attraverso incontri settimanali, residenti, educatori, volontari e familiari hanno partecipato a un percorso di narrazione fotografica condivisa, guidato dai volontari fotografi di Ri-scatti. La fotografia è diventata uno strumento di relazione prima ancora che di documentazione: un modo per osservare il presente, raccontarsi e creare uno spazio di incontro tra persone e sguardi differenti.

Nel corso del laboratorio sono state realizzate oltre 7.000 fotografie. Da questo ampio patrimonio di immagini è stata selezionata una raccolta di oltre 50 fotografie, presentata nella mostra “Io sono qui”, che ha restituito al pubblico il percorso e gli sguardi nati durante l’esperienza.

Per chi vive con l’Alzheimer, il tempo può concentrarsi sul presente. Il passato può diventare incerto e il futuro più difficile da immaginare. Rimane l’istante che accade. In questo contesto, la fotografia ha assunto un significato particolare: è diventata un gesto semplice ma potente, capace di affermare la presenza. Ogni immagine ha rappresentato una traccia, una testimonianza di un momento vissuto e di una relazione che si è costruita.

Le fotografie hanno raccontato frammenti di vita quotidiana, relazioni fragili e profonde, piccoli gesti e momenti di condivisione. Non hanno cercato di spiegare la malattia, ma di restituire uno spazio umano fatto di presenze, sguardi e legami.

Come negli altri progetti di Ri-scatti, anche in questa esperienza la fotografia non è stata soltanto un linguaggio artistico, ma uno strumento di partecipazione e riconoscimento, capace di offrire uno spazio di espressione e di relazione a persone che spesso rischiano di rimanere ai margini dello sguardo pubblico.

Il laboratorio e la mostra “Io sono qui” hanno così rappresentato un’esperienza di welfare culturale in cui arte, cura e partecipazione si sono incontrate, dando valore alla possibilità di raccontarsi e di essere riconosciuti attraverso uno sguardo condiviso.