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Vi racconto la storia dei miei NONNI

3 Feb 2020 | Comunicati stampa | 1 commento

Fabrizio Annaro

03/02/2020

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“Qualcun vuole fare qualche domanda? Proporre un commento? “Meno male che la guerra è finita” è la voce che si leva dal fondo della sala gremita di anziani della RSA San Pietro di Monza, sala che ha ospitato la toccante testimonianza di Alberto Colombo e della moglie Annalisa Bemporad, nipoti di Alessandro Colombo e Ilda Zamorani.

A loro, ad Alessandro ed Ilda, sono state dedicate due “pietre di inciampo” poste in via Prina, a Monza vicino alla Chiesa di San Biagio, all’altezza del civico 19. I due nipoti sono venuti a trovare gli ospiti della RSA San Pietro nell’ambito di un ciclo di incontri organizzato dall’Associazione Biblioteche durante i quali si leggono e si commentano letture e ricordi di chi ha vissuto il martirio della Shoah.

“Spesso quando parliamo dell’Olocausto – esordisce Annalisa – ci dimentichiamo i terribili anni che hanno preceduto la deportazione. Ci dimentichiamo l’inferno che le famiglie ebree, hanno vissuto prima di giungere ai campi di concentramento.  Per anni, – interviene Alberto- malgrado la guerra e l’incubo della persecuzione fossero finiti, non abbiamo avuto il coraggio di chiedere e approfondire con i nostri genitori il destino dei nostri nonni. Capivano che la sola domanda su quanto accaduto ai nonni destava in papà e mamma un dolore inimmaginabile. Per anni c’è stato silenzio. La vita dei nonni era un tabù. Non si finiva la frase del tipo “ … ma il nonno Alessandro … “ che subito gli sguardi cadevano in basso e la voce si faceva tenue.

Quando nel ’38 furono promulgate le leggi razziali, le leggi della vergogna – riprende Annalisa – per gli ebrei si chiusero le porte della vita sociale: espulsi dalle scuole e dalle Università, cancellati dagli albi professionali, derubati delle proprietà e dei diritti civili, gli ebrei era condannati dal regime fascista all’isolamento e all’emarginazione sociale. Uomini e donne non più tali, condannati alla rovina economica, morale e sociale. A seguito di queste leggi il padre di Alessandro fu espulso dall’ordine degli avvocati e costretto a cercare un altro lavoro. Intere famiglie ebree caddero da un giorno all’altro nell’indigenza, nella povertà, nell’umiliazione. Pareva che avessimo toccato il fondo, – prosegue Alberto – ma il vero inferno doveva ancora arrivare.

Alessandro e Ilda con i nipotini: Sandra a sinistra, Alberto a destra.

Ed arrivò con la guerra e l’invasione nazista. Alessandro mio nonno, che nel frattempo su consiglio dei figli si era rifugiato a Milano, commise un imprudenza. Tornò a Monza proprio in quella casa di fronte alla quale hanno collocato le pietre di inciampo. Tornò per prendere le foto e qualche ricordo. Inciampò invece nella codardia di alcuni monzesi che non esitarono a denunciare alle SS la presenza del “pericoloso” ebreo. Fu arrestato e portato al carcere di via Mentana e poi a san Vittore. Ilda, che non poteva immaginare una vita senza Alessandro, decise di costituirsi. Era il 7 dicembre del 1943 quando i due furono caricati su un carro bestiame. Una giornata fredda, senza sole. Dal binario 21 della stazione Centrale giunsero nel lager nazista di Auschwitz l’11 dicembre.” 

I due anziani coniugi, dopo una vita passata insieme, insieme affrontano anche la fine. Uno a fianco all’altro, forse mano nella mano, Alessandro e Ilda sono portati direttamente nelle camere a gas.

Sulla parete, grazie al proiettore, scorrono le immagini delle foto della famiglia Colombo mentre i due nipoti narrano la triste e terribile vicenda. Ognuno segue attentamente cercando di immaginare queste pagine di storia. Ilda suonava il piano e giocava con i nipotini. Ilda trasmetteva, malgrado le leggi razziali, fiducia e serenità. Sembra che le note dei brani suonati da Ilda riecheggino nella sala dove questi anziani, commossi ed emozionati ascoltano questa storia e la intrecciano ai propri ricordi, alle proprie biografie che li ha visti giovani in quei tempi e poi, nel dopoguerra, pieni di slanci e di entusiasmi per il futuro.

Grazie Alessandro, grazie Annalisa, grazie agli ospiti della San Pietro, custodi della memoria e delle storie che non devono ripetersi.

Lo scorso giovedì 16 gennaio, in vista della Giornata della Memoria del 27 gennaio, due cubetti di porfido, ricoperti in ottone, con incisi i nomi e le date di nascita e morte dei coniugi Colombo, sono stati posati davanti alla loro casa, nella attuale via Prina in corrispondenza del civico 19. Per Monza si tratta delle due prime pietre di inciampo poste in città. In tutta Europa sono state posate ad oggi più di 75.000 pietre.

Per approfondire: il ricordo di Sandra Colombo sorella di Alberto.

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1 commento

  1. Gabriella Ferrarini

    Speriamo che la follia non divampi ancora, anche se le guerre in tutto il mondo non smettono, in europa stanno succedendo ancora delle espressioni di cattiveria nei confronti degli ebrei spèeriamo ancora che mancando gli ultimi testimoni si riesca a far capire la gravità di quanto successo con le deportazioni ecc.

    Rispondi

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