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L’amore non si comanda

11 Set 2019

Il gattino della mia vita

di Luigi Picheca

 

 

Il più grande desiderio di molti bambini è quello di avere un cucciolo tutto per sé, e io non facevo eccezione. Mia madre era assolutamente contraria perché già ne aveva da fare abbastanza con noi cinque figli e poi diceva che il posto giusto per un cane o un gatto era il cortile e un giardino, e noi abitavamo in un appartamento. Date queste premesse, non c’era nessuna speranza di poter avere un cucciolo ma al massimo qualche canarino.
Infatti mio fratello Enzo aveva coltivato anche la passione dei canarini fino a diventare un vero esperto e ogni tanto ne comprava uno più bello, grazie al fatto che quando pulivo le gabbie sul balcone me ne scappava qualcuno e, dopo averle prese, mi toccava andare giù a far finta di cercare il fuggiasco e poi lavare i piatti e i pavimenti per almeno una settimana.

Un pomeriggio ero in giro con gli amici di scuola e dell’oratorio lungo le numerose rogge che circondavano il paese e che servivano a irrigare i campi in cerca di qualche rana e di qualche girino quando d’improvviso sentiamo dei flebili lamenti.
Cerca di qua, cerca di là, alla fine troviamo un gattino appena nato, si era salvato da un sicuro annegamento perché era riuscito ad arrampicarsi su di un sacco. Gli altri fratellini non avevano avuto la stessa fortuna e giacevano morti lungo il piccolo canale.

Il ” nostro” gattino era salvo ma giunto il momento di tornare a casa è sorto il problema di chi lo avrebbe dovuto prendere in custodia. Tutti abitavamo ormai in nuovi appartamenti e c’era la questione comune che nessuna mamma lo avrebbe accolto a braccia aperte.
Il povero gattino appena salvato rischiava così di cadere dalla padella nella brace e tutti avevano deciso di abbandonarlo nel primo giardino che avremmo incontrato.
Era un gattino sporco e pieno di pulci, insomma, il classico ” brutto anatroccolo”; ma a me piangeva il cuore lasciarlo a un destino così crudele e me lo sono portato a casa.
Durante il cammino verso casa ho pensato a mille scuse da raccontare a mamma ma nessuna delle bugie mi sembrava convincente, il gattino intanto si dimenava affamato in cerca della sua mamma e quando sono entrato in casa non ho avuto il tempo per pensare, mamma è arrivata subito al dunque chiedendomi cosa avevo intenzione di fare con quel coso.

 

Le ho detto la verità, lo avevo trovato vicino alla roggia e non avevo avuto il coraggio di lasciarlo morire come i fratellini e pensavo che noi lo potevamo aiutare.
Dopo qualche secondo mamma lo ha preso in mano e ha visto che era pieno di pulci e affamato, in quella arriva a pranzo anche papà e la cosa si fa seria.

 

Resto di stucco a vedere mamma e papà prendersi cura di quell’esserino, non ci avrei creduto se me lo avessero raccontato, ma l’importante era trovare il modo per farlo mangiare, era troppo stremato.
Mamma aveva visto dare il latte ai bambini che erano soli durante i bombardamenti e si ricordava che le donne bagnavano di latte un lembo di fazzoletto e lo facevano ciucciare ai neonati.
Uno stratagemma semplice ed efficace che aveva permesso di sfamare tanti bambini poteva funzionare anche con un cucciolo, bastava provare.
Papà invece, che di solito aveva i minuti contati perché pranzava velocemente e si faceva un riposino, aveva fatto una corsa in farmacia per vedere se avevano un biberon abbastanza piccolo per un gattino.

Questa agitazione mi aveva coinvolto totalmente e pensare che tutto quello che stava succedendo era dovuto al mio gesto pietoso verso un animaletto così piccolo e insignificante, pensare che oggi si fanno le guerre legali, le ostruzioni navali e si chiudono i porti per impedire ai nostri fratelli di sbarcare in Italia per trovare asilo e una speranza di vita, fa davvero impressione.

Il mini biberon non esisteva, forse si poteva trovare da un veterinario ma il tempo era tiranno e non si poteva aspettare, lo stratagemma di mamma era l’unico percorribile e ci abbiamo provato.
Dopo qualche tentativo fallito il nostro micino ha cominciato a capire come fare e tutti noi avevamo gli occhi lucidi dalla emozione, il dado era tratto!

Questa giornata ha cambiato la vita di mamma e anche la mia, ci siamo affezionati molto a quella micina che sembrava la nostra sesta sorellina, la portavamo con noi in macchina quando si andava al parco di Monza e la facevamo correre in mezzo all’erba perché si cibasse della sua erba, mamma sapeva che le faceva bene, era cresciuta in una fattoria.

Circa un anno dopo siamo andati in vacanza in montagna, eravamo tutti felici di andare via da Monza per qualche mese e la nostra inseparabile “Lilla” era con noi.
Appena scesi dalla macchina la gattina era scappata fuori come un fulmine e non si riusciva a trovarla. La cosa migliore da fare era portare in casa i bagagli e cercarla con calma.
Mio padre doveva tornare a casa a Monza, lui lavorava per tutta l’estate.

Mentre ero impegnato a portare i bagagli in casa e curiosavo intorno al cortile, è arrivata la terribile notizia. La mia gattina era morta!

Sono scoppiato in un pianto dirotto e non c’era verso di calmarmi, ero molto legato alla mia gattina e non riuscivo a darmi pace per aver causato la sua morte.
Sarebbe bastata un po’ di prudenza in più, era logico che si sentisse spaesata, dovevo stare attento prima di aprire le portiere e non sarebbe scappata fuori.

In realtà la gattina era fuggita appena ho aperto la portiera e si è rifugiata nel vano motore della nostra macchina. Quando papà ha messo in moto la macchina ha sentito il miagolio disperato della gattina e ha spento subito il motore, ma ormai era tardi.

Papà non sapeva come scusarsi con me e forse ha pensato che ce l’avessi con lui perché non riuscivo proprio a frenare il mio pianto. Io gli avrei voluto dire che non era colpevole ma poi è partito per tornare a casa e tutto è finito così.

Era la prima volta che perdevo un affetto così grande, ero un po’ il fratello maggiore di quella gattina che avevo raccolto dal canale e che avevo contributo a salvare portandola a casa. Il primo essere che avevo amato con un amore diverso da quello che provavo per mamma e papà o per i miei fratelli, era un amore totale verso un essere che si fida di te e che cerca la tua protezione.

Questo episodio è venuto a conoscenza di tutto il piccolo paese di montagna in cui eravamo e il giorno dopo si è presentato un bambino della mia età a propormi di seguirlo nella sua baita dove potevamo trovare una cucciolata di gattini appena svezzati.
Siamo andati su alla baita e c’erano i gattini ma erano mezzi selvatici e mi dispiaceva catturarne uno e portarlo a casa perché sentivo che non era il suo ambiente. Il bambino ha però insistito e alla fine è riuscito a catturarne uno, un bel gattino tigrato e molto vivace che lo aveva riempito di graffi sulle braccia.

Lo abbiamo portato in paese dentro una scatola, lui soffiava e ringhiava sempre più arrabbiato e io lo volevo portare indietro. Arrivati in paese l’ho ringraziato per la cortesia ma avevo già deciso di non tenere quel gattino di montagna, il suo posto era lì e lì doveva restare.

Inoltre non me la sentivo di sostituire il mio amore genuino e spontaneo per la mia gattina Lilla per un gattino qualsiasi, era diverso tutto, era diversa anche la storia.

Quando è finita l’estate e siamo tornati a Monza abbiamo raccomandato ai padroni di casa di tenersi il gattino selvatico, non so se lo abbiano fatto ma di sicuro è stato meglio così.

Io ricordo con nostalgia e affetto la mia gattina Lilla, il resto l’ho dimenticato.

 

 

La certezza dell’amore dei genitori è la più grande rassicurazione per un bambino, come una solida base su cui appoggiarsi per sempre, scoprendo che quell’amore ricevuto diventa proprio e capace di sopravvivere alla separazione.

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